Fondi europei, la partita entra nel vivo

21/07/2016

Confprofessioni ha inciso nella fase istruttoria delle Regioni. Adesso avanti con la formazione. Ai professionisti serve competenza e capacità di progettazione per accedere ai bandi

 

di Gaetano Stella

presidente di Confprofessioni

 

Il sistema della politica europea di coesione e i fondi strutturali richiedono una particolare competenza e capacità di progettazione per potervi accedere. Su questo terreno si gioca la grande scommessa che ruota intorno alle risorse che le Regioni destineranno ai liberi professionisti nell'ambito della programmazione dei Fondi europei per lo sviluppo regionale (Fesr). Complessivamente, si tratta di oltre 24 miliardi di euro di finanziamento alle Regioni, ma la quota che potrebbe essere destinata ai liberi professionisti è assai più modesta. Alcune stime indicano una percentuale pari al 12,5% del totale delle risorse a valere sui Fesr, pari al contributo del sistema professionale al Pil, per un ammontare che si aggira ai 3 miliardi di euro. Più recentemente, il vicepresidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, ha rivisto al ribasso le stime, indicando una soglia di 260 milioni di euro.

Al di là dei numeri e delle cifre, che rappresentano comunque un formidabile volano per la crescita degli studi professionali, la questione più delicata riguarda la capacità degli stessi professionisti di elaborare una precisa progettualità intorno ai bandi che le Regioni stanno approntando. Si tratta di un terreno finora inesplorato per gran parte dei professionisti e richiede expertise e conoscenze tecniche che non si possono improvvisare. Il rischio di fallire il bersaglio è alto e il sistema delle professioni nel suo complesso non può permettersi il lusso di sprecare l'opportunità rappresentata dai fondi strutturali europei.

Ma non solo. La programmazione 2014-2020 è già entrata nella sua fase operativa. La presenza di Confprofessioni all'interno del Comitato nazionale con funzioni di sorveglianza e accompagnamento dell'attuazione dei Programmi 2014-2020, e dei diversi Comitati di sorveglianza regionali, ha permesso di orientare la programmazione dei bandi anche verso i professionisti e il lavoro autonomo. In molte Regioni, le delegazioni territoriali di Confprofessioni sono già intervenute nella fase istruttoria dei bandi per individuare le linee e i programmi che possano riguardare anche i professionisti. Pensiamo all'intenso lavoro che è stato portato avanti in Lombardia, in Sardegna, in Veneto, in Toscana, in Abruzzo, nel Molise o nel Friuli Venezia Giulia, solo per citare alcune esperienze virtuose.

A questo punto si tratta di non farsi cogliere impreparati sulla progettualità dell'intervento che si vuole finanziare: occorre cominciare a ragionare in un'ottica di imprenditorialità professionale. Su questo fronte, Confprofessioni si sta muovendo per mettere a disposizione dei professionisti una serie di strumenti e competenze che possano dare un concreto supporto operativo a livello territoriale attraverso un'azione di indirizzo e accompagnamento all'utilizzo delle risorse. Tuttavia, non possiamo pensare che una partita così importante per il futuro dei liberi professionisti possa essere giocata da soli. Sono passati circa sei mesi dal varo della legge di Stabilità 2016 che ha aperto la strada dei fondi Ue ai professionisti, ma c'è ancora chi insiste a voler ricoprire il ruolo di protagonista assoluto dimenticando l'intenso lavoro svolto da Confprofessioni a Bruxelles come a Roma per garantire a tutto il sistema (nessuno escluso) l'accesso ai bandi regionali. Se non vogliamo perdere il treno delle risorse comunitarie, occorre uno sforzo corale tra tutti gli attori in campo (ordini, casse e mondo associativo) per far sì che i professionisti possano utilizzare questa opportunità e favorire quindi lo sviluppo competitivo dell'intero sistema delle professioni.