06/02/2017
Professioni tecnico-ingegneristiche, raddoppiate le assunzioni in un anno

Secondo i dati elaborati dal Cnpi, il 25,2% delle nuove assunzioni riguarda profili dell’ingegneria e il 23,6% quelli dell'informatica e delle telecomunicazioni. Giovannetti: “Per questo è indispensabile adeguare il modello formativo”

Cresce la domanda di figure professionali in ambito tecnico ingegneristico. Secondo quanto riferito dal Consiglio nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati, nel primo trimestre del 2017, in base a dati Unioncamere, sono 13.240 le assunzioni previste per le professioni tecniche in ambito informatico, ingegneristico e della produzione. Rispetto allo stesso periodo del 2016, quando le previsioni di assunzione per questo gruppo di professionalità erano 6.620, il volume è raddoppiato, confermando una tendenza già emersa a fine 2016.

Cresce parallelamente, tuttavia, la difficoltà nel reperire tali figure sul mercato, fa sapere il Cnpi: se un anno fa, il 26,2% dei profili era considerato di difficile reperimento, per i prossimi mesi, le aziende stimano che nel 38,8% dei casi il profilo desiderato sarà introvabile, a causa dell’inadeguata formazione e qualificazione dei candidati (20,8%) e del ridotto numero di candidati (18%).

 

I dati rivelano che tra i profili di area tecnico ingegneristica più ricercati nel 2016 spiccavano al primo posto i designer (3500 assunzioni), seguiti dai programmatori (3180), esperti di applicazioni(2760) tecnici della produzione (2580).

Considerando attualmente la quota di tecnici sul totale delle assunzioni previste dalle aziende, spiccano in cima alla graduatoria il settore dei media e della comunicazione, dove il 25,2% delle nuove assunzioni riguarderà profili tecnici dell’ingegneria, e quello informatico e delle telecomunicazioni (23,6%) Anche nelle public utilities una quota significativa di nuove assunzioni è destinata ai profili di area tecnico ingegneristica (il 14,6%), cosi come negli ambiti del manifatturiero più innovativo – fabbricazione macchine e mezzi di trasporto, industrie farmaceutiche e chimiche, industrie elettriche ed elettroniche – dove la quota di tecnici dell’ingegneria tra i neoassunti si colloca rispettivamente al 12,6%, 13,4% e 11,2%.

 

“Negli ultimi anni il mondo delle professioni tecniche ingegneristiche è stato interessato da una profonda evoluzione che spiega anche la loro crescita di appeal sul mercato”, si legge nella nota del Consiglio nazionale. “Non solo nuove aree di attività – dall’efficientamento energetico alla sicurezza, dalle certificazioni ai controlli di qualità – hanno sviluppato nuovi fabbisogni di competenze da parte delle aziende, che hanno trovato nei tecnici di area ingegneristica i profili più rispondenti, ma l’accelerazione nei processi di innovazione a tutti i livelli, e tecnologici in primis, hanno portato all’esigenza di acquisire profili sempre più specializzati, in grado di garantire alle aziende il passo dell’innovazione. E’ indicativo da questo punto di vista che una quota rilevante delle assunzioni di tecnici dell’ingegneria sia destinata proprio ad arricchire funzioni strategiche. Ben il 38,8% delle assunzioni previste di tecnici dell’ingegneria è infatti destinato all’area progettazione, ricerca e sviluppo, il 13,1% ai sistemi informativi e il 15,9% alla produzione di beni e servizi. Ancora, ben il 9% dei tecnici dovrà occuparsi di certificazioni, in materia di qualità, ambiente e sicurezza, mentre il 7,2% di controlli di qualità e il 5,2% di logistica e distribuzione”.

 

“Le lauree professionalizzanti sono per noi una risposta”, ha commentato il presidente del Cnpi, Giampiero Giovannetti, “perché per come sono state immaginate possono aiutare a formare quei tecnici che richiede il mercato -si parla di 2 milioni di opportunità occupazionali per questi profili nei prossimi 10 anni- e che spesso non si trovano a causa di un sistema formativo inadeguato. Sono certo, infatti, che questa formazione, con un buon orientamento, consentirà di riagganciare al circuito della formazione quella parte di giovani che si disperde o addirittura abbandona. Certo il successo dell’operazione dipenderà anche da quanto la filiera università-impresa professioni sarà capace lavorare in sinergia. Questa è una grande occasione per il sistema formativo, è una sfida per il Paese che non possiamo permetterci di perdere”.